Il "Mood" dentro di noi

di Cristina Campri

Ero felice da tanti punti di vista. Da poco laureata come architetto avevo il tipo di incarichi che mi ero auspicata, e senza alcuno sforzo di autopromozione. Allo stesso tempo collaboravo con il mio fidanzato nel suo lavoro, e più che un lavoro, quello per me era una passione che avevo sempre avuto. La storia tra noi era una lunga e intensa storia d’amore. Eppure, qualcosa di invisibile che non mi rendeva mai completamente piena. Un senso sotterraneo che ti accompagna sempre e ti tiene in uno stato pressochè perenne di disagio sottile che alla fine diventa inconsapevole, ineluttabile, invisibile, ma persistente.
Un mood con cui finisci per identificarti, e quel che è peggio ad autolimitarti.
Non importa quello che fai, è il senso di te che ti costruisci e che ti porti dentro, che ti hanno costruito le pressioni, le influenze, le emanazioni energetiche di chi ti sta intorno, di chi ti ha cresciuto, con cui sei cresciuta. Non importa quello che riesci, è lo stato d’animo quello che conta, sia che sei riuscita a scalare un’ardua montagna, sia che realizzi qualcosa arrivato magicamente dal cielo, è come ti svegli al mattino, con quali pensieri, con quale calma, con quali insicurezze. E nei momenti di più intensa felicità subito sentire un granello di paura di perdere quel momento o di insoddisfazione per non comprendere il senso di molte cose, e non si gode appieno dell’esistenza. Perché alla fine è come ti senti dentro che fa la qualità della tua giornata.
Quando vivi la vita come una continua prova invece che come una sfida, per esempio, invece che con semplicità senza metterci troppa importanza.
Un continuo oscillare tra il desiderio, l’urgenza di fare, creare, esprimersi, e allo stesso tempo il bisogno di oblio, di sfuggire alle responsabilità e di rilassarsi lontano dal mondo perché la pressione esterna, ma in realtà, soprattutto, la pressione interiore del groviglio emozionale era estenuante.
Tutto cambiò radicalmente quando andai a Roma per un seminario con Howard Y. Lee, e cominciai a “lavorare” dentro me stessa con la risorsa energetica con cui questo maestro dell’Energia è in grado di connettere le persone. Da lì a sei mesi cominciai ad accorgermi che elementi di me stessa, con cui davo per scontato avrei dovuto convivere per sempre, cominciarono a svanire, e poi ritornare, e poi svanire, cambiare radicalmente, rovesciarsi, per lasciare posto a una persona che non credevo di poter abitare.
Timidezza, o aggressività, paura, ansie o durezza, preoccupazioni, insofferenze, capricciosità, potevano svanire magicamente, ogni volta che mi immergevo nell’energia, permeandomi invece un senso di gioia scoppiettante, leggerezza mentale, forza fisica, consapevolezza di poter fare tutto, con semplicità ed efficacia, senso di poter avventurarmi molto oltre ciò che mai avrei potuto immaginare.
Anche se solo per 5 minuti, o per una giornata intera, questo mi mostrava che qualcosa stava accadendo, che era possibile cambiare.
Ma che cos’è cambiare? Tutto è energia, anche gli stati emozionali, il mood con cui affrontiamo ogni giornata della nostra vita, da cui pensiamo di non poter prescindere, di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli e con cui ci identifichiamo pensando che quello siamo noi e le nostre possibilità. In realtà sono imprinting, schemi energetici, che si traducono in pensieri, azioni e reazioni emotive automatiche. Così come si sono incisi nel nostro sistema neurale, così possono essere rimossi per attivare tracciati puri, liberi da condizionamenti. E per cambiare ci vuole energia. Il cambiamento è un fatto energetico.
A poco a poco si è rovesciato completamente lo schema, il puzzle che avevo in testa di me stessa, con una bella mappa di chi ero io con i relativi pesi e misure. Bene, mi accorsi a un certo punto, un’intuizione dietro l’altra, un’esperienza dopo l’altra, che anni di introspezione accurata avevano portato a un risultato totalmente fasullo: mi accorsi che le priorità e i pesi erano completamente diversi e che stavano venendo alla luce altre caratteristiche di me e che altre erano solo paure, non veritiere. E soprattutto è cominciato a svanire sempre più quel mood che mio portavo appresso mio malgrado come un falso gemello. Ho cominciato a scoprire veramente in una affascinante avventura me stessa, un’altra persona. E allo stesso tempo a reintegrare altre parti di me che avevo severamente esiliato.
Quando ho capito e cominciato ad esperire tutto questo, la meraviglia infinita che ho provato! E insieme alla meraviglia, anche il terrore di stare o tornare in quella nebbia mentale ed emozionale che obnubila la realtà.
Ci costringiamo, confiniamo, spesso inconsapevolmente, all’interno di un recinto così ristretto e così aberrante che non troveremo mai noi stesse e non saremo mai veramente felici. E’ necessario uscire dai condizionamenti e dai dogmi in cui in tanti modi diversi siamo invischiate per vivere veramente la vita che siamo venuti a esperire.
E’ possibile attraverso un processo energetico che stimola l’apertura della consapevolezza e il rilascio di blocchi emozionali sedimentati, ma anche attraverso un lavoro disciplinato su sé stessi: è necessario voler cambiare. E operare consapevolmente e onestamente una rivisitazione di come e che cosa viviamo. Alla fine ciò che inizialmente può apparire a volte difficile o doloroso, poi non è che conoscere ed esplorare noi stesse, e in realtà è restituirci a noi stesse per poter evolvere.
La connessione all’Energia a cui è stato dato il nome, non casualmente, di The Light of Life, mi ha dato la possibilità di cambiare corso a tante abitudini mentali ed emozionali negative che mi costringevano a reiterare comportamenti, azioni e reazioni dannose. Questa risorsa mi ha dato la comprensione, la forza interiore e materiale di agire diversamente e di tirare fuori il mio potere, di essere umano, di donna. Mi ha dato la possibilità di realizzare ciò per cui sono qui. E continua ad accompagnarmi come il più fedele ed efficace degli alleati. In una avventura che ha sempre maggiore grado di intensità, libertà e non da ultimo di divertimento. Perché più si è liberi e più nella vita c’è divertimento.